CE VEDÉME O’ CAFÈ – Ci vediamo al Caffè
LA PIAZZETTA DI COMUNITÀ DI CORSO ALDO MORO
La piazzetta di Corso Aldo Moro, collocata a ridosso del centro storico di Pietramontecorvino e antistante il piccolo locale precedentemente adibito a bar, ha rappresentato per molti anni un punto spontaneo di incontro e aggregazione. La presenza del bar contribuiva a rendere lo spazio vivo e frequentato: il locale svolgeva una funzione economica, ma produceva anche un effetto sociale di prossimità, offrendo un riferimento quotidiano per residenti, anziani, famiglie, giovani e frequentatori del centro storico.
Con la chiusura dell’attività non è venuto meno soltanto un servizio commerciale. Si è indebolita una consuetudine collettiva: fermarsi, conversare, giocare a carte, osservare la vita del quartiere e mantenere relazioni informali. La piazzetta è rimasta fisicamente disponibile, ma la comunità ha iniziato a percepirla come uno spazio vuoto, attraversato più che abitato.
La proposta “CE VEDÉME O’ CAFÈ” nasce da questo vuoto. Non intende ricostruire artificialmente il bar, né utilizzare beni privati senza consenso. Vuole recuperare la funzione sociale che si era consolidata attorno al luogo, trasferendola nello spazio pubblico attraverso un allestimento minimo, una responsabilità condivisa e un programma di attività leggere.
Il bisogno sociale e la sfida progettuale
Il bisogno rilevato non coincide semplicemente con la richiesta di nuovi eventi. La comunità segnala la mancanza di un presidio quotidiano di socializzazione: un luogo nel quale sia possibile sostare anche quando non è previsto un appuntamento organizzato.
La sfida è quindi trasformare uno spazio disponibile ma poco vissuto in una piccola infrastruttura sociale di prossimità. L’intervento dovrà essere abbastanza semplice da poter essere usato in autonomia, ma sufficientemente organizzato da assicurare cura, responsabilità e dialogo con il Comune.
Lo spazio pubblico come infrastruttura relazionale
Uno spazio non è un semplice contenitore nel quale collocare attività già definite. Può diventare il dispositivo attraverso cui persone, risorse e competenze locali si incontrano. Il riuso sociale di luoghi sottoutilizzati favorisce sperimentazioni progressive: si prova, si osserva, si corregge e si consolida soltanto ciò che dimostra di funzionare.
1 Partecipazione: non solo assistere, ma contribuire
La partecipazione culturale assume valore quando gli abitanti non sono considerati soltanto destinatari o pubblico. In “CE VEDÉME O’ CAFÈ” le persone possono contribuire all’allestimento, proporre iniziative, mettere a disposizione oggetti, raccontare memorie, collaborare alla cura e concorrere alle decisioni operative.
2 Welfare socio-culturale di prossimità
Lettura, gioco, narrazione, incontro e attività creative possono contribuire al benessere relazionale, contrastare l’isolamento e generare occasioni di riconoscimento reciproco. Portare tali attività nei luoghi ordinari della comunità rende la partecipazione più accessibile e riduce la distanza tra cultura, vita quotidiana e bisogni sociali.
3 Eredità del luogo e memoria condivisa
La piazzetta e il vecchio “Caffè” fanno parte di una memoria locale costruita dall’interazione tra persone e luogo. Recuperare racconti, fotografie e abitudini significa attribuire valore a questa eredità quotidiana e trasmetterla attraverso una nuova pratica di comunità.
4 Sperimentazione leggera e incrementale
La proposta evita opere permanenti e investimenti rigidi. Parte da pochi elementi essenziali, osserva l’uso reale e integra progressivamente ciò che serve. Questa impostazione riduce i rischi, consente al Comune di mantenere pieno controllo sul bene e permette alla comunità di apprendere attraverso l’esperienza.